La prima cosa importante da sapere è che non esiste una risposta identica per tutti, dopo un aggiustamento chiropratico alcune persone possono percepire maggiore libertà di movimento, rilassamento o una sensazione diversa nella zona interessata; altre possono avvertire temporaneamente sensibilità, rigidità o stanchezza, mentre altre ancora non notano cambiamenti immediati. Non esiste una sensazione che debba necessariamente comparire dopo un aggiustamento e la percezione immediata, da sola, non permette di giudicare il risultato di una visita.
Se hai appena iniziato un percorso chiropratico, oppure stai pensando di rivolgerti per la prima volta a un chiropratico a Torino, questo articolo è pensato per te. Come Dottore Chiropratico una delle domande che ricevo più spesso è molto semplice:
“Come dovrei sentirmi dopo un aggiustamento chiropratico?”
Più sciolto? Più leggero? Dovrei sentire subito un cambiamento? E se invece non sento quasi nulla?
L’aggiustamento non significa semplicemente “rimettere a posto” una vertebra
Cominciamo con il dire che l’immagine della vertebra “fuori posto” che viene rimessa nella posizione corretta è intuitiva, ma è una forte semplificazione. Durante una visita chiropratica valuto il movimento della colonna, la mobilità dei singoli segmenti vertebrali attraverso la palpazione statica e dinamica del rachide, la postura, le risposte muscolari e gli altri elementi che emergono dalla valutazione.
Anche la definizione utilizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mette l’accento sulla specificità della procedura chiropratica. Nelle WHO Guidelines on Basic Training and Safety in Chiropractic del 2005, l’aggiustamento chiropratico viene descritto come una procedura che utilizza in modo controllato forza, leva, direzione, ampiezza e velocità, applicate a specifiche articolazioni e ai tessuti adiacenti. Il documento aggiunge che tali procedure vengono comunemente utilizzate dai chiropratici per influenzare la funzione articolare e neurofisiologica.
Quando ritengo appropriato un aggiustamento vertebrale, scelgo quindi un segmento articolare, una direzione di correzione, un punto di contatto e, infine, la tecnica chiropratica e la manovra di aggiustamento che ritengo più adeguate; non sto semplicemente cercando di produrre più movimento.
Una revisione sistematica pubblicata da Young e colleghi su Chiropractic & Manual Therapies nel 2024 ha analizzato gli effetti anatomici e meccanici immediati della manipolazione vertebrale HVLA. Tra gli studi considerati metodologicamente più credibili sono stati osservati, in particolare, una riduzione della rigidità spinale e un aumento dello spazio delle articolazioni faccettarie lombari. Gli stessi autori sottolineano però che la quantità di ricerca disponibile sui cambiamenti strutturali immediati è ancora limitata.
Quindi una componente meccanica esiste, ma non racconta tutta la storia.
L’aggiustamento è anche uno stimolo per il sistema nervoso
Ogni volta che muoviamo una parte del nostro corpo, articolazioni, muscoli e altri tessuti inviano continuamente informazioni al sistema nervoso centrale, e la colonna vertebrale non fa eccezione.
Per questo un aggiustamento specifico rappresenta contemporaneamente un evento meccanico e un importante input sensoriale: il sistema nervoso riceve nuove informazioni relative al movimento e alla sollecitazione di quella particolare area.
Uno studio randomizzato controllato di Niazi, Navid, Merkle, Haavik e colleghi, pubblicato su Scientific Reports nel 2024, ha confrontato lo stesso tipo di thrust HVLA (aggiustamento chiropratico) applicato a un segmento cervicale individuato dal chiropratico come clinicamente rilevante oppure a un segmento non selezionato come tale.
Nel segmento selezionato come rilevante è stata osservata una modificazione immediata dell’N30, un parametro neurofisiologico associato all’integrazione sensori-motoria; la stessa modificazione non è stata osservata quando il thrust veniva applicato al segmento non selezionato come rilevante.
È un risultato particolarmente interessante perché suggerisce che non conta soltanto “fare una manipolazione”: la specificità del segmento e della manovra di aggiustamento vertebrale scelto ha una importanza anche nella risposta neurofisiologica misurata, e che il Dottore Chiropratico sceglie sulla base di criteri che portano ad un risultato.
Naturalmente questo studio non dimostra che l’aggiustamento “migliori il cervello” né permette di attribuirgli automaticamente un beneficio clinico neurologico, ma ci aiuta a capire perché descrivere l’effetto dell’aggiustamento chiropratico esclusivamente come biomeccanico sia probabilmente riduttivo.
Cosa dice la ricerca più recente sul cervello e sul sistema nervoso?
Nel 2025 Jupin, Beltran Aibar e Sarhan hanno pubblicato sul Journal of Clinical Medicine una revisione sistematica dedicata agli effetti a breve termine della terapia manuale vertebrale sul sistema nervoso.
Negli 11 trial inclusi, alcuni studi hanno rilevato modificazioni a breve termine di parametri relativi all’attività del sistema nervoso centrale, compresa l’eccitabilità cerebrale e spinale. I risultati relativi al sistema nervoso autonomo, invece, sono risultati più eterogenei.
Gli autori sono molto chiari: questi fenomeni sono interessanti, ma la loro consistenza e soprattutto il loro significato clinico devono ancora essere approfonditi.
Questa precisazione è fondamentale, ma possiamo dire che l’aggiustamento può produrre modificazioni neurofisiologiche misurabili. Non possiamo trasformare automaticamente queste modificazioni in promesse di salute o in risultati garantiti.
Possiamo allora dire che l’aggiustamento “contiene informazioni”?
È un modo intuitivo per spiegarlo, purché comprendiamo bene cosa significa; un aggiustamento non “ordina” letteralmente al corpo di assumere una nuova posizione.
Più precisamente, applicando uno stimolo meccanico specifico a un segmento vertebrale vengono modificati temporaneamente gli input sensoriali provenienti da quell’area. Queste informazioni entrano nel sistema nervoso e vengono integrate con tutte le altre informazioni che il cervello riceve dal corpo.
Ecco perché, nel linguaggio quotidiano, si può dire che l’aggiustamento fornisce al sistema nervoso “nuove informazioni”, il modo in cui l’organismo risponderà a queste informazioni dipende però dalla persona, dal suo stato funzionale, dalla sua storia e da molti altri fattori.
E il concetto chiropratico di “interferenza”?
Nella storia e nel linguaggio della chiropratica viene spesso utilizzato il concetto di interferenza nel rapporto tra colonna vertebrale e sistema nervoso.
È importante non interpretarlo come se significasse automaticamente che una vertebra “schiaccia un nervo”, in termini moderni preferisco spiegare il concetto in questo modo: il mio lavoro di Chiropratico consiste nel valutare il comportamento funzionale dei segmenti vertebrali e, quando appropriato, utilizzare un aggiustamento specifico per modificare lo stimolo meccanico e sensoriale proveniente da quell’area.
Colonna, articolazioni, muscoli e sistema nervoso fanno parte dello stesso organismo e comunicano continuamente tra loro.
Come puoi sentirti dopo i primi aggiustamenti?
Qui arriviamo alla domanda iniziale.
Può capitare di percepire immediatamente una maggiore libertà di movimento o semplicemente di sentire quella parte del corpo “diversa”; alcune persone riferiscono una sensazione di rilassamento, altre possono percepire temporaneamente stanchezza, sensibilità muscolare, rigidità o una sensazione insolita nella zona interessata.
Altre ancora, semplicemente, non avvertono nulla di particolare nell’immediato, non esiste una sensazione che devi necessariamente provare. Anche la stanchezza è stata riportata nella letteratura clinica dopo alcuni interventi chiropratici, insieme a sensibilità muscolare, rigidità e altre reazioni generalmente transitorie.
“Il mio corpo si sta resettando”?
Anche questa è un’espressione che può aiutare a rendere intuitiva una sensazione, ma non dobbiamo prenderla alla lettera. Il sistema nervoso non possiede un pulsante di reset, quello che può accadere è più interessante: quando cambiano mobilità, stimolazione articolare e informazioni sensoriali provenienti da una determinata area, il sistema nervoso dispone di condizioni diverse rispetto a pochi minuti prima.
Una persona può quindi percepire temporaneamente il proprio movimento o il proprio corpo in maniera differente, nelle prime visite questo può essere particolarmente evidente perché stiamo iniziando a modificare qualcosa che l’organismo poteva utilizzare nello stesso modo da molto tempo.
Possiamo parlare, con prudenza, di un processo di adattamento. Non possiamo invece affermare che ogni sensazione successiva all’aggiustamento rappresenti necessariamente la “rottura di una compensazione” o il raggiungimento di un nuovo equilibrio.
È proprio per questo che rivaluto: dopo l’aggiustamento posso ripetere una palpazione, osservare nuovamente un movimento oppure riproporre determinati test. Non cerco una sensazione spettacolare: cerco informazioni.
Il “crack” non è l’aggiustamento
Un altro equivoco frequente è pensare che un buon aggiustamento debba necessariamente fare rumore.
Non è così! Il caratteristico “crack” che può accompagnare alcune manipolazioni è un fenomeno articolare associato a un rapido cambiamento delle condizioni meccaniche e di pressione all’interno dell’articolazione. Non è il rumore di due ossa che sfregano e non significa automaticamente che una vertebra sia stata “rimessa al suo posto”.
Soprattutto, esistono modalità chiropratiche molto differenti: la Chiropratica è una professione vasta, con numerose tecniche codificate, differenti sistemi di valutazione, tecniche manuali, tecniche a bassa forza, procedure strumentali e molte varianti di aggiustamento.
Il testo di riferimento Chiropractic Technique – Principles and Procedures di Bergmann e Peterson, pubblicato da Elsevier, comprende valutazione articolare, tecniche spinali ed extraspinali, procedure thrust e non-thrust; il materiale didattico associato alla terza edizione comprende circa 300 procedure. Questo rende bene l’idea di quanto sia riduttivo identificare la Chiropratica con una sola manipolazione che fa “crack”.
Alcune tecniche producono più facilmente un suono articolare, altre possono non produrlo affatto. La qualità di un aggiustamento chiropratico non si misura in decibel!
Perché è importante sapere chi è il chiropratico a cui ti rivolgi
Proprio perché la Chiropratica comprende valutazioni e tecniche molto differenti, la formazione del professionista è fondamentale.
L’Associazione Italiana Chiropratici ammette come membri esclusivamente Dottori in Chiropratica che abbiano conseguito la relativa laurea presso college e università riconosciuti secondo gli standard internazionali della professione. L’AIC indica per la formazione chiropratica magistrale con programmi pluriennali con almeno 4.200 ore di insegnamento e formazione clinica.
Per chi sta cercando un Chiropratico a Torino, verificare formazione e appartenenza professionale è quindi un criterio concreto per capire a chi ci si sta affidando.
Se hai appena iniziato, non cercare necessariamente “l’effetto”
Questo forse è il messaggio più importante che posso lasciarti in questo articolo.
Dopo i primi aggiustamenti non devi necessariamente sentirti immediatamente “meglio”, potresti percepire una maggiore libertà di movimento, una sensazione di rilassamento o semplicemente qualcosa di diverso. Potresti avere una lieve reazione transitoria, oppure potresti non percepire quasi nulla nell’immediato.
Nessuna di queste sensazioni, presa isolatamente, racconta da sola il risultato di una visita, per questo il lavoro chiropratico non dovrebbe ridursi alla domanda “ha fatto crack?” o “mi sento subito meglio?”.
Valutazione, scelta del segmento, specificità dell’aggiustamento e rivalutazione fanno parte dello stesso processo, l’aggiustamento produce certamente uno stimolo meccanico. La ricerca contemporanea ci mostra che può essere accompagnato anche da modificazioni neurofisiologiche a breve termine.
Il modo in cui tutto questo viene integrato da ogni singola persona, però, rimane individuale. Ed è proprio per questo che, nel mio studio chiropratico a Torino, non parto mai da un protocollo standard: parto dalla persona.
Studi e fonti citati
Niazi IK, Navid MS, Merkle C et al. “A randomized controlled trial comparing different sites of high-velocity low amplitude thrust on sensorimotor integration parameters”. Scientific Reports. 2024;14:1159.
Young KJ, Leboeuf-Yde C, Gorrell L et al. “Mechanisms of manipulation: a systematic review of the literature on immediate anatomical structural or positional changes in response to manually delivered high-velocity, low-amplitude spinal manipulation”. Chiropractic & Manual Therapies. 2024;32:28.
Jupin C, Beltran Aibar V, Sarhan FR. “Short-Term Effects of Spinal Manual Therapy on the Nervous System in Managing Musculoskeletal Pain: A Systematic Review”. Journal of Clinical Medicine. 2025;14:3830.
Bergmann TF, Peterson DH. Chiropractic Technique: Principles and Procedures. Elsevier.
Associazione Italiana Chiropratici, informazioni ufficiali sui requisiti dei membri e sulla formazione universitaria del Dottore in Chiropratica: www.chiropratica.it
Sono il Dott. Giancarlo Viano, Doctor of Chiropractic (D.C.), laureato presso Life Chiropractic College West e membro dell’Associazione Italiana Chiropratici. Se stai valutando una prima visita chiropratica a Torino e vuoi capire se il mio approccio può essere appropriato per la tua situazione, contattami per informazioni o per richiedere un appuntamento.