Quando si parla di postura, la frase che sento più spesso è: “Dottore, lo so, dovrei stare più dritto”.

È una frase comprensibile. Molte persone associano subito il mal di schiena, la cervicale o la tensione alle spalle al fatto di stare sedute male, lavorare troppe ore al computer o tenere la testa in avanti. In parte può anche essere vero, d’altronde le abitudini quotidiane contano, eccome.

Però, dopo 25 anni di attività nel mio studio chiropratico a Torino, posso dire una cosa con una certa serenità: ridurre tutto alla postura è spesso troppo semplice.

Il corpo non è una statua, non è fatto per restare immobile in una posizione perfetta, è fatto per muoversi, adattarsi, cambiare posizione, distribuire i carichi, recuperare libertà quando alcune zone diventano rigide.

Per questo, quando una persona mi parla di postura, io non penso subito: “Deve stare più dritta”. Mi faccio una domanda diversa:

La sua colonna vertebrale si muove abbastanza bene da permetterle di adattarsi alla vita che fa ogni giorno?

Questa è, secondo me, una domanda molto più utile.


La postura non è solo “come stai seduto”

Quando si parla di postura, molte persone immaginano una fotografia: spalle dritte, schiena allineata, testa nella posizione giusta. Come se esistesse una posizione perfetta da mantenere tutto il giorno.

Il problema è che la vita reale non funziona così.

Lavoriamo al computer, guidiamo, usiamo il telefono, portiamo borse, stiamo in piedi, ci sediamo, ci pieghiamo, dormiamo magari male, facciamo giornate intense e spesso ci muoviamo meno di quanto il corpo vorrebbe. La postura non è solo la posizione che assumi in un momento. È anche il modo in cui il tuo corpo si organizza nel tempo. E poi, ultimo ma non meno importante: la postura è spesso direttamente correlata allo stato emotivo e al carattere. Non possono non essere presi in considerazione, fanno parte dell’equazione.

Per questo preferisco parlare non solo di postura, ma di funzione.

Una schiena può sembrare “dritta” e muoversi male.
Una persona può sforzarsi di correggere la posizione e continuare a sentire rigidità.
Un collo può essere tenuto più eretto, ma restare comunque teso.

Il punto non è sembrare allineati. Il punto è capire se la colonna vertebrale riesce a muoversi in modo libero, coordinato e sostenibile.


“Stare dritti” non basta

Dire a una persona “stai più dritta” a volte è come dire a chi è stanco “cerca di essere meno stanco”. Non è necessariamente sbagliato, ma non aiuta davvero.

Certo, alcune abitudini posturali possono sovraccaricare il collo, la schiena o le spalle. Ma se il corpo è rigido, se alcune zone della colonna si muovono poco, se la persona lavora per ore nella stessa posizione, non basta ordinarsi mentalmente di “stare meglio”.

La domanda da farsi allora è:

Sto cercando di correggere una posizione o sto cercando di capire perché il mio corpo torna sempre lì?

Questa differenza è importante, ci aiuta a riflettere più in profondità.

Molte persone cercano di “aggiustarsi” da sole: tirano indietro le spalle, irrigidiscono la schiena, alzano il petto, tengono il collo più dritto. Dopo qualche minuto, però, tornano nella posizione di prima. Non perché siano pigre o distratte, ma perché il corpo tende a tornare dove trova meno fatica, anche se quella strategia nel tempo può diventare poco funzionale.

Dal punto di vista chiropratico, questo è interessante: non guardo solo la posizione, guardo il modo in cui il corpo ci arriva, ci resta e ne esce.


Il punto di vista della Chiropratica

La Chiropratica pone particolare attenzione alla funzione della colonna vertebrale e al rapporto tra movimento, postura e sistema neuro-muscolo-scheletrico. Detto in modo semplice: non mi interessa soltanto vedere “come stai fermo”, mi interessa soprattutto come ti muovi.

Nel mio studio chiropratico a Torino, quando valuto una persona che mi parla di postura, mal di schiena, cervicale o rigidità, cerco di capire come lavora la colonna nel suo insieme: osservo il tratto cervicale, il dorso, la zona lombare, il bacino, il modo in cui la persona si muove e racconta il proprio problema.

Questo non significa che la Chiropratica “corregga la postura” in modo automatico, sarebbe una frase troppo forte e troppo semplicistica. Dal mio punto di vista, credo che una valutazione chiropratica può aiutare a osservare se ci sono aspetti funzionali della colonna vertebrale che meritano attenzione.

Sono membro dell’Associazione Italiana Chiropratici ( verifica la mia appartenenza all’AIC)e nella mia attività ho sempre dato molta importanza a una comunicazione chiara, prudente e comprensibile. Il paziente deve capire, non essere impressionato da parole complicate.

E, soprattutto, non deve sentirsi colpevole della propria postura.


Postura, computer e vita quotidiana

Molti pazienti collegano la postura alle ore passate davanti al computer. Ed è comprensibile, il lavoro sedentario può influenzare molto il modo in cui usiamo collo, spalle e schiena, però anche qui bisogna evitare le solite risposte automatiche.

Non è sempre solo “il computer”, non è sempre solo “la sedia” o “il telefono”. Spesso è la combinazione di tante piccole cose ripetute ogni giorno: poche pause, poco movimento, stress, respirazione trattenuta, spalle sempre attive, testa in avanti, dorso rigido, zona lombare che si adatta come può.

Il corpo è paziente, compensa per molto tempo. Poi, a un certo punto, comincia a mandare segnali: tensione cervicale, schiena pesante, rigidità al mattino, fastidio dopo molte ore seduti, bisogno continuo di stirarsi.

A quel punto, la domanda non dovrebbe essere solo:

“Qual è la sedia migliore?”

La domanda che ti suggerisco di porti è:

Che cosa sto chiedendo ogni giorno alla mia colonna vertebrale, e quanto spazio le sto dando per muoversi e per recuperare?

Questa domanda, spesso, cambia il modo di vedere il problema.


La postura non è una colpa

Questo punto per me è importante, molte persone arrivano già convinte di “sbagliare tutto”: sto seduto male, cammino male, dormo male, lavoro male, uso male il telefono. È vero che alcune abitudini possono essere migliorate, ma trasformare la postura in una colpa non serve.

Anzi, spesso peggiora il rapporto con il proprio corpo. Il corpo non sceglie una postura per fare dispetto, la sceglie perché in quel momento è la soluzione più facile, più economica o più disponibile. Se alcune zone sono rigide, se la persona è stanca, se si muove poco o vive giornate molto ripetitive, il corpo trova compromessi, e lo fa ancora di più di fronte allo stress! …che, statistiche alla mano, è il nostro killer numero uno.

La domanda utile diventa quindi: come posso creare condizioni migliori perché il corpo abbia più possibilità?

Dal mio punto di vista, questo significa osservare la colonna vertebrale, il movimento, le abitudini quotidiane e capire se un approccio chiropratico può essere appropriato per quella situazione.


Quando una valutazione chiropratica può avere senso

Una valutazione chiropratica può essere presa in considerazione quando la postura è associata a rigidità, mal di schiena ricorrente, tensione cervicale, difficoltà nei movimenti o sensazione di non riuscire più a stare comodi in nessuna posizione, o quando qualcuno comincia a dirci che ci stiamo un pò incurvando.

Naturalmente, non tutte queste situazioni hanno la stessa origine, e non tutte richiedono lo stesso tipo di approccio. Per questo la prima valutazione è importante: serve a capire il quadro individuale, non a incasellare la persona in una categoria.

Nel mio studio a Torino, valuto come si muove la colonna vertebrale, ascolto la storia del problema e cerco di capire se ci sono elementi funzionali che possono essere osservati da un punto di vista chiropratico. Quando invece emergono segnali che richiedono prima un controllo medico, è corretto fermarsi e indirizzare la persona in modo adeguato, la valutazione chiropratica non sostituisce gli accertamenti medici quando questi sono necessari.

Lo ripeto spesso perché è un punto importante, la Chiropratica, quando appropriata, ha un suo spazio. Ma quello spazio deve essere definito con attenzione, non forzato.


Il mio approccio nel mio studio chiropratico a Torino

Quando parlo di postura con un paziente, non mi interessa trasformarlo in un soldatino rigido. Non voglio una persona che passi la giornata a controllarsi ossessivamente davanti al computer, con le spalle tirate indietro e la schiena bloccata in una posizione “corretta”.

Mi interessa molto di più capire se quella persona può muoversi meglio, respirare meglio dentro il proprio corpo, distribuire meglio i carichi e smettere di vivere la schiena o il collo come zone sempre in allarme.

Nel mio lavoro, la postura non è una posa, è una conseguenza. Racconta come il corpo si è adattato nel tempo, ma non va letta da sola, va collegata alla colonna vertebrale, al movimento, alla storia personale e alle abitudini quotidiane.

Questo è il motivo per cui, quando qualcuno cerca Postura e Chiropratica a Torino, credo sia importante trovare un messaggio onesto: non promettere una correzione miracolosa, ma proporre una valutazione seria del funzionamento della colonna vertebrale.


La postura è importante, ma “stare dritti” non basta. Il corpo non ha bisogno solo di una posizione più bella da vedere, a bisogno di mobilità, adattamento, equilibrio e libertà funzionale.

Se hai mal di schiena ricorrente, tensione cervicale, rigidità o la sensazione che la tua postura stia influenzando il modo in cui ti muovi durante la giornata, può essere utile una valutazione chiropratica.

Nel mio studio chiropratico a Torino, la prima valutazione serve a comprendere la tua situazione individuale, osservare la funzione della colonna vertebrale e verificare quale approccio chiropratico sia più appropriato per il tuo caso.

Dott. Giancarlo Viano, D.C. USA
Chiropratico a Torino
Membro dell’Associazione Italiana Chiropratici